Una passeggiata alla scoperta delle vestigia di Eporedia

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Autore

Sofia Ferrero

“Camminate coi piedi per terra e col cuore abitate in cielo.””
Don Bosco

Ivrea, la più rinomata città del Canavese, dichiarata patrimonio dell’Unesco nel luglio 2018, si trova a circa 54 km da Torino al centro dell’Anfiteatro Morenico d’Ivrea.

Anche se in forma più ridotta, Ivrea esisteva già al tempo dei romani, ma con un altro nome: Eporedia. I romani, infatti, dopo aver sconfitto i Salassi, popolazione di origine celtica, fondarono su alcuni insediamenti presenti una colonia romana. La nuova colonia aveva lo scopo sia di accontentare i soldati assegnandogli della terra sia creare un avamposto militare, molto utile nel periodo di espansione, per fronteggiare i galli oltre confine.

Eporedia, colonia militare circondata da mura alte circa 6 metri, è stata fondata nel I secolo a.C. sulla roccia attraverso il sistema della centuriazione, che consisteva nel suddividere il terreno in quadranti da elargire ai coloni. Le città romane venivano fondate nello stile degli accampamenti, che erano caratterizzati dall’avere come strade principali il cardo (che andava da nord verso sud) e il decumano (che andava da est verso ovest); nell’Ivrea moderna si possono ancora distinguere il decumanus maximus in Via Palestro e Via Arduino e il cardo maximus in Via IV Novembre.

Eretta a ridosso della Dora Baltea, importante affluente di sinistra del Po, era la principale via di comunicazione della città e permetteva uno scambio relativamente veloce delle merci: Eporedia era prestigiosa per la sua ceramica e per il profumo. Un’altra ragione per cui la colonia potrebbe essere stata fondata al fianco della Dora, oltre alla posizione strategica, era la presenza dell’oro che si poteva trovare sul letto del fiume (inoltre a poca distanza si trovano le aurifodine della Bessa e di Mazzè).

Una passeggiata alla scoperta di Eporedia può iniziare dai Giardini Giusiana, posti lungo parte di Corso re Umberto e Corso Botta, ossia all’estremità est delle antiche mura romane. Qui, a nord-est dei giardini, è presente un pannello informativo con alcune indicazioni su Ivrea romana e i reperti ritrovati ed oggi conservati al Museo Civico Pier Alessandro Garda.

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    I giardini di palazzo Giusiana

    Di fronte alla struttura informativa si trova l’ex Hotel La Serra di Ivrea (Unità Residenziale Est), commissionata da Roberto Olivetti nel 1967 e concepita come una macchina da scrivere; quando iniziarono i lavori riemersero resti archeologici di un tratto di strada della città romana (cardines minores), delle fogne al di sotto della via e delle fondazioni delle case limitrofe. Oggi al di sotto dell’edificio è possibile vedere parte degli scavi.

    Andando a sud dei giardini si percorre Corso Re Umberto e si può proseguire lungo la Dora sino ad incrociare Corso Cavour, per poi passare davanti alla “fontana di Camillo Olivetti” e all’imbocco del Ponte Nuovo, prima Ponte Duchessa Isabella e oggi intitolato ad Adriano Olivetti, ed arrivare sino a Via delle Rocchette e passare sopra al Ponte Vecchio.

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      Resti archeologici sotto “La Serra”

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      Ivrea Fontana di Camillo Olivetti

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      Ponte Vecchio dal Ponte Adriano Olivetti

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      Palina informativa Pons Maior

      Un tempo, al posto del ponte in cui camminiamo ora, luogo simbolo dello Storico Carnevale di Ivrea dove avviene la Cerimonia della Preda in Dora, ve n’era un altro costruito dai romani, sulla roccia e nel punto più stretto della Dora, per fini bellici a difesa della città. Dell’originario ponte romano rimangono alcuni basamenti; crollato a causa delle piene della Dora Baltea, fu ricostruito e rimaneggiato più volte, l’ultima nella prima metà dell’Ottocento.

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        Ricostruzione di Eporedia del Maestro Francesco Corni

        Nell’Ivrea romana vi era un secondo ponte (Pons Maior) molto più importante, a 10 arcate. L’imponente struttura offriva al visitatore che arrivava una vista bellissima di Eporedia: la città era situata su un dislivello più in alto e dominava dall’alto il ponte; inoltre poche città potevano godere di due ponti e questo dava ulteriore prestigio alla città. Sino agli anni ’70 del Novecento non erano conosciute tracce archeologiche del Pons Maior, che riaffiorarono solo durante l’alluvione del 1977 all’altezza del Liceo Botta. In corrispondenza dei ritrovamenti di questa straordinaria opera di ingegneria, lunga 150 metri e larga 7,20, sono riemersi, in prossimità della riva di Corso Re Umberto verso i Giardini Giusiana, anche i resti della banchina del porto fluviale.

        La camminata può proseguire, prendendo Via Guarnotta di fronte al Ponte Vecchio e passando per Via Arduino, verso Piazza di Città, dove, con la scoperta dell’esistenza del secondo ponte, si presuppone ci fosse il foro, di cui non si hanno testimonianze.

        Si può decidere quindi se dirigersi verso Piazza Ottinetti al Museo Garda, per visitare le sale dedicate ai ritrovamenti archeologici romani, come la straordinaria epigrafe funeraria denominata Stele della groma (lo strumento utilizzato nell’antica Roma per la centuriazione), o verso i resti dell’antico teatro romano, situato all’incrocio di Via Cattedrale e Via Peana. Costruito intorno al 70 d.C. era un teatro romano “alla greca”, perchè a differenza della struttura romana realizzata in muratura, il teatro alla greca sfuttava i pendii naturali, così come accadeva in quello eporediese che utilizzava il pendio della collina per permettere un’ottima acustica e la roccia per le gradinate; il teatro serviva sia per gli spettacoli (tragedie, commedie, mimo – unico spettacolo in cui potevano recitare anche le donne, divenne più importante di tragedie e commedie) sia come sede delle assemblee cittadine. Riportato alla luce nella prima metà dell’Ottocento e successivamente ricoperto dalle abitazioni, oggi rimane visibile solo uno sperone in cotto e il semiarco formato dai tetti delle case.

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          Via Arduino

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          Stele della groma – Museo Civico P.A. Garda

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          Reperti archeologici – Museo Civico P.A. Garda

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          Resti Teatro Romano

          La passeggiata prosegue fino alla cattedrale di Ivrea, dedicata a Santa Maria Assunta, posta a poca distanza dai resti del teatro: dove oggi si erge la cattedrale, al tempo dei romani, con molta probabilità c’era un tempio. Nella cripta del Duomo è conservato un importante sarcofago romano, in marmo, del questore Caio Atecio Valerio, che è arrivato sino ai giorni nostri integro perchè fu impiegato per contenere le reliquie di san Besso. A poca distanza si trova il Palazzo del Vescovado dove sono conservati altri reperti romani.

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            Facciata Cattedrale Santa Maria Assunta

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            Torri campanarie e absidi Cattedrale di Ivrea

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            Cripta Cattedrale di Ivrea

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            Sarcofago di Caio Atecio Valerio

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            Via IV martiri ivrea

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            Resti Anfiteatro romano

            La passeggiata continua alla volta di Corso Vercelli percorrendo via Palestro; arrivati nella piccola piazzetta all’imbocco della via troviamo l’istituto Bancario Intesa – San Paolo sotto il quale sono visibili i resti di un Horreum, un deposito pubblico annonario, rinvenuti in occasione della sua costruzione tra il 1982 e il 1986. Si prosegue lungo il corso e, davanti alla Chiesa di San Lorenzo, si svolta per Via dei Cappuccini, dove sono situati i resti dell’anfiteatro romano. Fu costruito al di fuori delle mura della città sia per questioni religiose sia per spostare più semplicemente i combattenti (persone e animali – partecipavano tori e lupi, mentre era più difficile che arrivassero belve come i leoni perché costavano molto; più probabile che ci potessero essere combattimenti con gli orsi). Data la sua dimensione (100 metri di lunghezza e 65 di larghezza) poteva contenere dai diecimila ai quindicimila spettatori. Reperti di una villa suburbana demolita per costruire l’anfiteatro sono conservati presso il Museo Garda.

            Il giro quindi si conclude tornando al punto di partenza: i Giardini Giusiana, dove nella prima metà degli anni’80 del Novecento, in prossimità della  Dora Baltea, vennero individuati due isolati urbani, in cui sono stati rinvenuti reperti ceramici di periodi diversi e un laboratorio per la lavorazione dei metalli.

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